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giovedì 28 febbraio 2013

Io... Jane

"Gli studi di Jane Goodall sugli scimpanzé
rappresentano una delle più grandi conquiste scientifiche dell'Occidente"
Stephen Jay Gould



Parlare qui di Io… Jane è un azzardo, lo so.

Questo blog è rivolto a ragazzi della scuola media. Non solo ma soprattutto. E Io… Jane è un libro per bambini. Dare del bambino a un grandone di terza media sarebbe un’offesa irrimediabile ma anche un primino ti guarderebbe storto. Eppure parlerò di Io…Jane.


Intanto perché sospetto che anche al più rude terzino  - inteso come giocatore di calcio o come studente di terza media, non fa differenza - faccia piacere tornare bambino per qualche minuto, ogni tanto. Magari senza farlo troppo sapere in giro, d’accordo.

Poi perché Io… Jane porta con sé una bellezza che può piacere non solo ai bambini ma anche agli adulti. A certi adulti, almeno. Di sicuro piace a me. E, a giudicare dalla quantità di capelli, devo avere la mia bella età.


L’ho scoperto in biblioteca. Mi ha attirato fin dalla copertina: una bambina bionda con in braccio uno scimpanzé di pezza, in mezzo alla giungla con giraffe, elefanti, leoni (animali che vedrei più in una savana, per la verità, ma non sottilizziamo).


Le illustrazioni sono degli acquarelli semplici ma evocativi, affiancati da belle riproduzioni di stampe ornamentali d’epoca. Anche i testi sono semplici semplici, con poche parole. Ma ognuna è pensata, misurata. L’effetto complessivo è una leggerezza che a tratti diventa emozionante.
L'autore è Patrick McDonnel, un noto creatore di fumetti e libri illustrati.
 

Frasi e immagini seguono la bambina bionda – Jane, chiaramente – mentre cresce in un mondo di minute meraviglie: ragni che tessono le loro ragnatele, scoiattoli che s’inseguono sugli alberi, la linfa che scorre sotto la corteccia del faggio.
Era un mondo magico, pieno di gioia e di sorprese, e Jane si sentiva una parte di esso (fonte dell'immagine)
Jane apprese tutto quello che poteva sugli animali e sulle piante osservandoli nel giardino dietro casa e leggendo avidamente libri (fonte dell'immagine)


Jane accumula piccole conoscenze, osserva e registra minimi miracoli con l’occhio del bambino e dello scienziato (ma forse nell’animo di ogni scienziato c’è un po’ un bambino), rincorre grandi fantasie: i boschi dietro casa diventano la giungla africana.
Con il vento nei capelli, leggeva e rileggeva i libri su Tarzan delle Scimmie (fonte dell'immagine)


Ora, da subito mi era venuto qualche sospetto. Ma ci ho messo un po’ prima di capire che quella bambina bionda era proprio Jane Goodall, una delle più importanti antropologhe viventi. L’ho capito, in effetti, appena prima di girare la pagina sull’immagine che chiude la storia: una straordinaria foto della vera Jane Goodall e di un piccolo scimpanzé.
(fonte  dell'immagine)


Come dicono le note di chiusura del libro, “quando Jane Goodall aveva dieci anni, decise che da grande sarebbe andata in Africa, a vivere con gli animali e a scrivere su di loro. Molti le dicevano che era un sogno impossibile. Proveniva da una famiglia di condizioni economiche modeste e viveva in un’epoca in cui le giovani donne non erano incoraggiate a intraprendere carriere avventurose.”
Laureatasi e conseguito il dottorato in etologia, Jane riuscì a realizzare il suo sogno: studiò a lungo il comportamento degli scimpanzé del Gombe National Park, in Tanzania e ne ricavò alcune rilevanti scoperte (vedi la citazione di apertura di questo post). 

Ancora dalle note che chiudono Io… Jane:


Una delle osservazioni più importanti di Jane fu che gli scimpanzé sono in grado di costruire e utilizzare strumenti. Fino a quel momento, infatti, si riteneva che quel comportamento fosse una prerogativa degli uomini. Ma grazie agli studi di Jane, il mondo fu costretto a rivedere la differenza fra uomini e animali.


Io… Jane non è solo un gran bel libro per bambini, è il racconto dei primi passi di una donna affascinante e determinata, di una grande scienziata, di una cercatrice di tesori. Io… Jane è la storia di un sogno avverato.


Chi volesse conoscere meglio Jane Goodall e il suo lavoro può visitare il sito dell’istituto da lei fondato. Oppure (forse ancora meglio) leggersi qualcuno dei suoi libri. Io consiglierei L’ombra dell’uomo e Il popolo degli scimpanzè.


In coda a Io…Jane si può leggere un breve messaggio della stessa Jane Goodall. Mi pare che valga la pena chiudere con le parole con le quali lei comincia:


Ognuno di noi può fare la differenza. Non possiamo vivere neanche un giorno senza avere un impatto sul mondo che ci circonda – e spetta a noi decidere come fare la differenza.

sabato 31 dicembre 2011

Il mistero dello scoiattolo


Lo scoiattolo uscì e andò a sedersi sul ramo davanti a casa sua. Era ancora presto. C’era un bel sole, e in lontananza cantava il tordo.
Lo scoiattolo prese un pezzo di scorza di betulla e ci scrisse:

Carissima formica,
vieni al mio compleanno?
È dopodomani.
Lo scoiattolo.

Poi, su altri pezzi di scorza di betulla, scrisse: “Carissimo elefante”, e ancora: “Carissima balena”, e: “Carissimo lombrico”…
“Voglio che ci vengano tutti,” pensò “proprio tutti.”
Scrisse per ore e ore, e così quel pomeriggio le lettere gli si ammucchiarono davanti, di dietro e di lato, fin oltre il tetto della casa.
Quando gli sembrava di aver invitato tutti, gli venne ancora in mente qualcun altro.


(da Il compleanno dello scoiattolo, di Toon Tellegen)


La citazione di apertura arriva da un libretto per bambini (un piccolo gioiello) che ho riletto ieri sera a Samuele, mio figlio. Il protagonista è uno scoiattolo smemorato che di nome fa “Scoiattolo”. Vive in una casa piena di bigliettini: quando gli capita di leggere il bigliettino “Ghiande di faggio”, mormora tra sé: “Anche questo è vero. Ho fame.” e comincia a mangiare le sue ghiande. Una volta l’anno capita davanti al bigliettino che dice “Il mio compleanno”. Così comincia a scrivere inviti per la sua festa. 

Le lettere di risposta allo scoiattolo
Ci mette una giornata intera ma al tramonto è riuscito a ricordare tutti gli animali del mondo.
Come uno scoiattolo che dimentica perfino di mangiare riesca a ricordarsi tutte le specie animali del pianeta è un mistero (o forse no, a ben pensarci, ma questo è un altro discorso).

COSE CHE SI SCOPRONO

E. O.Wilson — uno dei più noti biologi del pianeta — scrive nel suo libro La creazione: “non sei un vero biologo se non conosci il nome di almeno diecimila specie”. Poi però ammette: “come la maggior parte delle persone, tendo a dimenticare quelli vecchi quando ne imparo di nuovi.”

Il fatto è che le specie viventi sono tante. Nessuno potrebbe ricordarle tutte. Di certo non io.
Aggiungiamo il fatto che ogni giorno si scoprono specie nuove (qui la top 10 delle nuove scoperte per il 2011) e altre si estinguono per sempre: non dovrebbe essere difficile convincersi che tenerle tutte a mente è un’impresa impossibile.

Stiamo parlando di esseri viventi, ma le nuove scoperte non mancano nemmeno nell’ambito dei minerali (18 nuove specie mineralogiche scoperte quest'anno nell'isola di Vulcano, Italia).

Forse però sto esagerando: dubito che lo scoiattolo voglia invitare dei minerali alla sua festa di compleanno.


COSE CHE SI SANNO (PIU' O MENO)

Torniamo agli animali, allora: volete provare a elencare le specie che conoscete? Riuscite ad arrivare a un centinaio?
Bene, le specie animali conosciute sono circa… beh, dipende dalla fonte che si sceglie.
Secondo tre studi recenti (ho trovato i riferimenti su Leucophea) il numero di specie animali note è:


Come direbbero i ragazzi della prima B, si va da 1,4 x 106 a 1,6 x 106 animali diversi. Quasi 200.000 specie che ballano: non proprio un piccola differenza. E non si tratta di tutti i viventi, solo gli animali.
Insomma, ci troviamo nella situazione piuttosto imbarazzante di non sapere quanto sappiamo.

Quello che mi stupisce, però, è che la soluzione del problema sarebbe semplice, sotto gli occhi di tutti.
Basta chiedere allo scoiattolo.

N.B. Una precisazione non da poco: qui si parla di specie riconosciute e catalogate. Chiedersi quante sono le specie in tutto, comprese quelle a noi sconosciute, significa ficcarsi in un vero pasticcio. Forse nemmeno lo scoiattolo sa la risposta.
Ma ne parleremo un’altra volta.

venerdì 16 dicembre 2011

La guida del naturalista di Gerald Durrell

Si aggirano tra noi.
Sembrano persone normali ma, quando meno te lo aspetti, portano in casa una nidiata di scorpioni chiusi in una scatola di fiammiferi, o magari un piccolo serpentello. “Per studiarli”, dicono.
Alcuni passano ore — ore! — fermi, seduti in un capanno, per riuscire a vedere con un binocolo il riflesso blu sulle ali di un martin pescatore. Altri vanno in giro a raccogliere acqua dalle pozze stagnanti per poterne osservare qualche goccia al microscopio (chissà cosa ci vedranno?). Altri ancora vagano solitari per i boschi e non fanno altro che guardarsi intorno; torneranno a casa con le mani sporche di terra e le tasche piene di cianfrusaglie di dubbia igiene.
Ce ne sono perfino alcuni (attenzione che qui la cosa si fa davvero preoccupante) che osservano alla lente i rigurgiti dei gufi per capire cosa hanno mangiato.
Sono gente ben strana, datemi retta.
“Naturalisti”, li chiamano.

Non è che siano pericolosi, eh. Anzi, spesso sono piuttosto tranquilli e cordiali. È che hanno questa stramba tendenza a lasciarsi affascinare dalle cose della natura, a voler conoscere quello che c’è intorno a loro. Sono gente ben strana, non c’è niente da fare.

Va anche detto che alcuni di loro sono finiti nei libri di storia della scienza, perfino nei libri di scuola. Linneo, Darwin, Konrad Lorenz, tanto per fare dei nomi. Insomma, qualcuno è diventato famoso. Ma non c'è da illudersi: la maggioranza non guadagna né fama, né potere, né soldi: fa quello che fa per pura curiosità, per voglia di sapere, perché si diverte. Ditemi voi se è normale.
Ecco, io vi ho avvisati.

Allora sappiate anche che c’è in circolazione un libro dal titolo Guida del naturalista. L’ha scritto uno di loro, si chiama Gerald Durrell.
Se per caso vostro figlio butta un occhio su quel libro, beh, intuite da soli qual è il rischio.

Per fortuna sembra essere fuori catalogo e piuttosto difficile da trovare. Però ce ne sono ancora delle copie in circolazione (a caro prezzo!). Volendo fare uno scherzaccio a qualcuno, si potrebbe comprarlo usato e regalarglielo per natale.

È un libro subdolo, con delle immagini di un certo fascino: belle fotografie, disegni eleganti. Passa in rassegna i vari ambienti (dalla foresta tropicale al giardino di casa) e per ognuno dà informazioni, suggerimenti. Qua e là potrebbe quasi sembrare un catalogo dell’Ikea. Ma, attenzione!, non è un catalogo commerciale. Magari lo fosse.

E poi, quel Gerald Durrell, era uno che sapeva scrivere: tra una storiella interessante e un aneddoto piacevole — magari anche divertente — finisce per incastrarti.




In fondo al libro, c’è anche una parte con tanti suggerimenti pratici per attività nel laboratorio di casa: come organizzare un laboratorio casalingo, come realizzare un erbario, come allevare, studiare e conservare piccoli animali, come costruire un terrario, come riconoscere e esaminare le borre, e avanti così.


Insomma, è un libro pericoloso e subdolo. Stateci attenti perché, se il vostro ragazzo lo legge o anche solo se lo sfoglia, poi sarà più difficile rimbambirl… ehm, volevo dire, appassionarlo con una sana playstation o con una bella dose di TV.

Poi non dite che non ve l'avevo detto.
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P.S. Questo post partecipa alla terza edizione del Carnevale dei libri di scienza, ospitato da Gravità Zero.
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mercoledì 30 novembre 2011

L'evoluzione di Calpurnia


«[…] Io ho di meglio da fare ».
« Di meglio da fare con Nonno, intendi ».
« Be’, sì ».
« Te l’ho già chiesto una volta e non mi hai mai risposto. Allora di che cosa parli con lui? »
« Perdinci, Harry, c’è un sacco di cui parlare. Ci sono insetti e serpenti, gatti e coyote; ci sono alberi e farfalle, e colibrì; ci sono nuvole, clima e vento; ci sono orsi e lontre, anche se da queste parti stanno diventando difficili da trovare. Ci sono baleniere e… »
« Va bene ».
« I mari del Sud e il Grand Canyon. I pianeti e le stelle ».
[…]
« Capito ».
« Ci sono le leggi di Newton, ci sono prismi e microscopi, ci… »
« Capito, ho detto ».
« Gravità, attrito, lenti, prismi… ».
« Basta ».
« La catena alimentare, il ciclo dell’acqua, l’ordine naturale. Harry, dove vai? Ci sono girini e rospi, lucertole e rane. Non andare via. Ci sono delle cose chiamate microbi, germi, sai. Li ho visti con il microscopio. Ci sono farfalle e bruchi […]. Harry? »

A pagina 105 del romanzo L’evoluzione di Calpurnia, di Jacqueline Kelly, troverete questa conversazione tra Calpurnia, la protagonista del libro, e Harry, il maggiore dei suoi sei fratelli.
Calpurnia Tate è l’unica femmina e, a 11 anni, si trova esattamente nel mezzo: tre fratelli maggiori, tre minori. Si trova anche nel mezzo di campi di cotone e grandi piantagioni di noci Pecan. Nel mezzo di un caldissimo Texas, nel sud degli Stati Uniti. Nel mezzo dell’estate del 1899, con il nuovo secolo all’orizzonte, che porta con sé il telefono, l’automobile e chissà quali altre grandi novità.

Un giorno avrei posseduto tutti i libri del mondo, scaffali e scaffali pieni. Avrei vissuto in una torre di libri. Avrei letto tutto il giorno mangiando pesche. E se qualche giovane cavaliere con l’armatura avesse osato passare col suo bianco destriero e mi avesse implorato di calargli la treccia, lo avrei bersagliato di noccioli di pesca finché non se ne fosse andato a casa.(pag. 18)

Calpurnia si trova al confine tra la propria infanzia e la giovinezza. Quel momento magico in cui tutto sembra possibile. È al confine tra la vita che sua mamma ha previsto per lei – con molto lavoro a maglia, molto cucinare e molti vestiti di pizzo – e il mondo di meraviglie naturali e scientifiche che sta scoprendo insieme al nonno.
Il nonno, Walter Tate — ex ufficiale sudista nella guerra di secessione da poco terminata, ex uomo d’affari, fondatore della prospera azienda di famiglia, naturalista per passione, membro della National Geographic Society — è un uomo misterioso, i bambini ne hanno paura. Passa le giornate nel suo laboratorio dietro casa, nella biblioteca oppure in esplorazione, nei boschi o al fiume. Lo si potrebbe considerare il secondo protagonista del romanzo.

Che cos’era di preciso un naturalista?
Non lo sapevo, ma decisi che per il resto dell’estate lo sarei stata.[…] Inoltre, ora che possedevo qualcosa per prendere appunti, vedevo cose che non avevo mai notato prima. (pag. 11)

O forse il secondo protagonista  potrebbe essere il taccuino di Calpurnia. Regalatole dal fratello maggiore, va riempiendosi di annotazioni, osservazioni, scoperte e, soprattutto, domande. Come dovrebbe succedere al taccuino di un naturalista. Domande, domande e qualche scoperta.
Questo è: la storia di una ragazza che scopre il mondo con gli occhi di una naturalista e con la passione per la scoperta scientifica.

Il signor Charles Darwin aveva ragione.
 La prova si trovava nel prato davanti a casa mia.(pag. 19)

O forse ancora, l’altro protagonista è Charles Darwin: non a caso alcune citazioni dalle sue opere vengono usate per introdurre ogni capitolo.
In cerca di risposte alle proprie domande, Calpurnia tenta di procurarsi una copia de L’origine delle specie, l’opera di Darwin che ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo. Scoprirà che, nel Texas conservatore e un po’ bigotto di fine ‘800, non è così facile per una ragazza mettere le mani su un libro così rivoluzionario: “Non terrei una cosa del genere nella mia biblioteca” le risponde stizzita la bibliotecaria. Ancora una volta, sarà il nonno a venire in suo aiuto.

Misi la mia mano nella sua. “Pensate che vedremo qualcosa di nuovo, oggi?” chiesi.
Cambiò in volto, assumendo un’espressione di gioia. “Ne sono sicuro” disse, e ci avviammo verso la sponda del fiume.(pag. 172)

L’evoluzione di Calpurnia è un romanzo per ragazzi (young adult fiction, direbbero gli anglosassoni) come non se ne trovano spesso: adatto anche agli adulti, riesce ad appassionare senza cedere alla trovata ad effetto o al linguaggio troppo facile. Mescola tanti ingredienti con elegante disinvoltura e profonda leggerezza: è un romanzo storico, un romanzo di formazione, un romanzo che parla (anche) di scienza e della meraviglia del mondo in cui viviamo.

Se cercate la magia delle pozioni e della bacchetta magica, rimarrete delusi. Ma se cercate la magia della realtà, ne troverete in abbondanza.

martedì 27 settembre 2011

Le storie numerose



In un bel libretto di Chicco Colombo (lo si può scaricare qui. Gratis!), ho trovato questo testo:
LA SOMMA
sommare :
10 pomodori +
25 patate +
200 di farina bianca +
50 di olio +
3 di sale +
2 di acqua +
10 di ragù =
LA SOMMA LA FAI TU!
PER ME E’ UGUALE A :
300 GNOCCHI AL RAGU’



Ecco. Poi hai voglia a dire: ragazzi, usate le unità di misura. Ragazzi, ragionate anche con le unità di misura. Ragazzi, le unità di misura!
Allora è automatico, incontrollabile: il prof di matematica che nascondo sotto i vestiti traduce: 200 g di farina, 50 ml di olio, 3 g di sale, 2 dl di acqua, 10 hg di ragù. E forse si dovrebbe dire qualcosa anche sulle dimensioni di pomodori e patate.
Come? Così la storia numerosa non funziona più bene?
Vero. Gli gnocchi vengono meglio però. (Forse un po' troppo salati?)

giovedì 2 dicembre 2010

Little Darwin

L’avventura della scienza e delle sue scoperte ha qualcosa in comune con il piacere del gioco e con la curiosità di un bambino.
Questa frase esprime bene quello che penso ed è un po' la "filosofia" con cui nasce questo blog (blog che aggiorno troppo di rado, lo so). Vorrei fosse una frase mia, ma ammetto di averla copiata – e un po' rimaneggiata – dalla prefazione a un piccolo libro per ragazzi: Little Darwin, delle edizioni Codice. Gli autori sono Mara Dompè (testi) e Alessandro Blengino (illustrazioni).


I protagonisti del libro sono Alice, una ragazza che deve studiare per l'interrogazione dell'indomani, e Darwin. È proprio lui, Charles Robert Darwin a raccontare la storia della propria vita, del grande viaggio intorno al mondo e di come nacque la teoria dell'evoluzione delle specie per selezione naturale. Ma anche Alice ha qualcosa da raccontare: alcune delle scoperte, avvenute dopo la morte di Darwin, che  hanno confermato le sue idee. Perché non è affatto vero, come si sente troppo spesso, che l'evoluzione delle specie è solo una teoria non dimostrata: ci sono prove e riprove, roba che nemmeno Darwin stesso avrebbe pensato di trovare. E un piccolo libro per ragazzi basta per capirlo.


Con un linguaggio semplice e diretto, passano informazioni scientifiche, note biografiche, aneddoti curiosi: Darwin che cavalca le tartarughe, oppure che, dopo aver a lungo cercato una nuova specie di nandù (un uccello simile allo struzzo), se lo ritrova servito per cena.
Insomma, il racconto scorre leggero e veloce. Alla fine rimane il fascino delle avventure e delle scoperte del grande naturalista inglese. E, quel che più conta, rimane la voglia di saperne di più.

Se, nonostante tutto, decidete di non leggere il libro, leggete almeno la prefazione: quasi quasi, quella da sola vale il prezzo del libro. La riporto per intero qui di seguito. (Starò infrangendo qualche legge sui diritti d'autore? Spero di no. Comunque, a mia difesa, preciso che l'ho trovata già pubblicata su internet, a questa pagina. Quindi...)

La prefazione, di Telmo Pievani
L’evoluzione non è stata scoperta da un vecchio nonno con la lunga barba bianca, quello che tutti noi riconosciamo nell’immagine come l’anziano vegliardo dallo sguardo un po’ triste, di nome Charles Darwin. No, l’evoluzione è stata scoperta da un ragazzino curioso e impertinente, e non molto studioso, che amava collezionare insetti e che un giorno ebbe la fortuna di partire per un meraviglioso viaggio in barca attorno al mondo.
Tra una nottata di mal di mare e l’altra, spalancò gli occhi su paesaggi incontaminati, isole sperdute, deserti e foreste, incontrando le piante e gli animali più bizzarri. Capì che il segreto della natura è la sua diversità e che tutti gli esseri viventi sono imparentati fra loro proprio come nonni, nipoti e cugini.
Quando tornò a casa si mise a scrivere di getto le sue idee in un diario, iniziando così un secondo viaggio fantastico, tutto racchiuso questa volta nella sua mente. La vita è come un grande albero ramificato, le specie si sono evolute per milioni di anni grazie alla selezione naturale e ad altri fattori naturali, e anche noi esseri umani facciamo parte di questa storia piena di sorprese imprevedibili, scrive il ragazzo nei suoi taccuini. Ma non sarà troppo presto, aggiunge, per annunciarlo al mondo? Come la penseranno i miei amici che sono ancora convinti che tutto là fuori è sempre stato come appare oggi? Il giovane scienziato ha paura e decide di mantenere il segreto, si trasferisce in una bellissima casa di campagna piena di bambini, con le sue serre, gli esperimenti nello studio e i suoi allevamenti di colombi, finché un giorno… ma il resto lo scoprirete soltanto leggendo questo libro.
Sì, perché l’avventura non è soltanto quella dell’evoluzione, raccontata dai fossili e dagli adattamenti degli animali, ma anche quella della scienza stessa e delle sue scoperte, che hanno qualcosa in comune con il piacere del gioco e con la curiosità di un bambino. Se una volta osservando un frammento della natura ti sei chiesto “perché?”, allora sei pronto per ascoltare la strana storia del signor Darwin!

domenica 10 ottobre 2010

Un'avventura sul Nilo



“Tu dirai: ancora matematica! A volte non se ne può fare a meno, Signore.” Chi pronuncia queste parole è il grande Eratostene, rivolto al sovrano Tolomeo IV Filopatore. Le si trova scritte in una delle ultime pagine del romanzo La chioma di Berenice, di Denis Guedj, matematico e scrittore scomparso pochi mesi fa.

Ora, so bene che cominciare la presentazione di un romanzo con una citazione sulla matematica significa che la maggioranza dei lettori eviterà il libro come se fosse infetto. Quindi preciso che di matematica -quella con numeri, operazioni, regoline- ce n’è ben poca. È la storia di un’avventura sul Nilo: ci sono alligatori pericolosi, battaglie, una storia d’amore, intrighi e cospirazioni alla corte del faraone, delitti efferati. Soprattutto c’è il racconto di una delle grandi avventure scientifiche dell’uomo.

Terzo secolo avanti Cristo, una spedizione parte da Alessandria d’Egitto con un obiettivo ambizioso: misurare il mondo.
Per la verità: la spedizione deve “solo” misurare la distanza tra Alessandria e Siene (oggi Assuan). Con questo dato, ci penserà poi il grande Eratostene a calcolare la circonferenza della Terra.

Se sfogliate il libro di aritmetica di prima media, dove si parla di numeri primi, e magari anche quello di scienze, dove si parla del pianeta Terra, il nome di Eratostene salta fuori di sicuro. Perché Eratostene è un personaggio storico ed è stato davvero un grande. E ha davvero usato la distanza tra Alessandria e Siene per determinare la misura del meridiano terrestre. Il metodo è descritto nel libro (e magari ne parlerò in un prossimo post).

Per ora soffermiamoci sulla spedizione lungo il Nilo: è un’invenzione di Guedj. In realtà nessuno sa come facesse Eratostene a conoscere la distanza tra le due città. Alcuni pensano che sia stata misurata in ore di cammino di cammello, probabilmente invece fu frutto di una grande campagna di misurazioni che sfruttava agrimensori ufficiali del re. Guedj, per il romanzo, sceglie il metodo del bematista. Cos’è un bematista? È una specie di strumento di misura umano, uno che misura le distanze contando i propri passi.

Accade spesso nei libri di Guedj: la fantasia si mischia alla realtà storica. Ne esce un impasto affascinante, nel quale personaggi inventati incontrano grandi personaggi storici. È inventato il protagonista principale, Teofrasto Excelsior (Teo), è inventato Beton il bematista, è reale Eratostene. Sono realistiche e molto accurate le descrizioni dello sfondo: la città di Alessandria d’Egitto, con il suo magnifico faro –una delle sette meraviglie del mondo antico-, con la Grande Biblioteca -la raccolta di libri (rotoli di papiro, in effetti) più maestosa e famosa del mondo-. Poi le piramidi, la piena del Nilo, le tradizioni degli antichi egizi. Tutto molto curato, tanto che qua e là il romanzo si perde e ti trovi a leggere un’opera di saggistica. La storia sparisce per far posto alla Storia.

Questo è il punto di forza dei romanzi di Denis Guedj. Ed è anche il loro punto debole. Dà una piacevole sensazione godersi una bella storia e accorgersi che nel frattempo si è imparato qualcosa, ma se l’intento divulgativo fa sparire la storia, se la didattica pesa troppo, il libro rischia di non funzionare più.

Un esempio: avevo consigliato Il teorema del pappagallo, il libro di Guedj più venduto, nel quale l’indagine su un omicidio si intreccia con alcune delle tappe fondamentali della storia della matematica . Una ragazza mi ha confessato di averlo letto fino in fondo. Saltando le parti dove si parla di matematica!
Per lei il libro non ha funzionato.

La chioma di Berenice dovrebbe essere più facile da leggere: la storia è scorrevole, la matematica c'è ma quasi non si nota. Se qualcuno decide di leggerlo (o lo ha già letto) mi faccia sapere.

Aggiungo il collegamento a un'intervista a Denis Guedj su La chioma di Berenice.

PS: il ritratto di Guedj ad acquarello è opera mia, infatti non è molto somigliante. I commenti entusiasti sono i benvenuti.