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domenica 7 giugno 2020

L'agitazione termica

Per la serie Prove e provette, un video dalla quarantena!

Un piccolo esperimento per mostrare l'agitazione termica delle molecole: l'abbiamo svolto in aula, a febbraio. Poi il Covid-19 ci ha costretti a non trovarci più a scuola, ci ha obbligati a fare lezione a distanza.
Ma abbiamo concluso lo stesso il nostro video. Ci mancava il doppiaggio, le voci: le abbiamo registrate durante l'ultima ora di lezione, in collegamento internet, ognuno dalla propria casa.

Le riprese, detto tra noi, non erano tecnicamente perfette. Le voci, invece... meravigliose!

Peccato solo per Luca e Marta, che avevano qualche problemino di connessione e non sono riusciti a farsi sentire. Ma ci rifaremo a settembre!

venerdì 28 giugno 2019

Buone vacanze

Bene, oggi si sono ufficialmente conclusi gli esami.
Il che significa che la scuola è finita per tutti, compresi i terzini. Che da oggi non sono più terzini e tra un paio di mesetti saranno di nuovo primini :-)
Il che signiifca - anche - che l'estate può davvero cominciare!. E, a giudicare dal caldissimo, è difficile avere dubbi: è proprio cominciata!

Solo due parole: BUONE VACANZE!


venerdì 25 novembre 2016

Sarà mica matematica 41, le soluzioni

Risposte risposte risposte.

Tutti cercano risposte, il mondo vuole risposte.
In effetti ho qui davanti un bel mucchietto di fogli che, insieme alle numerose mail, contengono un discreto gruzzolo di risposte. C'è voluto un po' per venirne a capo ma posso dirmi (quasi!) soddisfatto.

Dunque in questo post daremo risposte!
Le risposte ai quesiti di Sarà mica matematica 41, naturalmente.

IL PRIMO

D'accordo, le risposte. Ma qui salta subito all'occhio l'importanza delle domande. Le domande giuste sono (quasi) più importanti delle giuste risposte. E altrettanto importante è darsi il tempo per leggerle con attenzione.
Nel quesito avevo buttato lì un indizio, non casuale!: dovete scoprire la logica che porta agli altri numeri della sequenza. O forse dovrei dire le logiche...
La domanda lasciava aperta la porta a diverse soluzioni. Tutte "giuste", a loro modo. Le risposte migliori sono quelle che prendono in considerazione più di una possibilità.

Quante sono le possibilità? Sicuramente più di quelle che avevo immaginato io e anche più di quelle che sono state scoperte. Vediamole.

Qualcuno arriva alla conclusione che 5 e 10 si ripetano e si sommino sempre al numero che li precede. La sequenza diventa:

41  5  46  10  56  5  61  10  71  5  ...

Quindi il decimo numero è 5.
Questo è il filo logico che hanno seguito Alice D (che però non si ferma al decimo numero ma prosegue fino al diciannovesimo), Nicole M (che però fa un po' di pasticci, anche con i calcoli),

Un  tantino più raffinato è il pensiero di Edoardo O: ogni volta al numero arancione si somma quello giallo e ogni volta il numero giallo aumenta di cinque oppure raddoppia (se avessi avuto anche il terzo numero giallo, saprei con certezza cosa fare).
Quindi in decima posizione ci potrà essere il numero 25 oppure il numero 80.

Stefano P ragiona allo stesso modo.

Molti altri si sono invece limitati a una delle due sequenze.
C'è quella che molti hanno chiamato "della tabellina del 5":

41  5  46  10  56  15  71  20  91  25 ...
a cui hanno pensato Alessandro P, Alessia P, Andrea G, Giada A, Giorgia M, Iman B, Leonardo R, Mattia C, Mirko G, Mirko P, Serena G, Simone S e un'altra persona che deve essere molto timida e preferisce non divulgare il proprio nome, infatti mi ha consegnato un bel foglio stampato ma anonimo.


Merita una piccola menzione d'onore Simone S, di prima B, il quale ha voluto calcolare anche il 41° numero della sequenza! Secondo lui è 1091 (non ho controllato, preferisco fidarmi).

Alcuni hanno visto la sequenza ma non hanno precisato correttamente il decimo numero. Si tratta di Alberto C, Anes K, Edoardo D, Giulia DM, Irene T, Nelson R, Gaia B, Paolo M,

Poi c'è la sequenza "del raddoppio":

41  5  46  10  56  20  76  40  116  80 ...

a cui hanno pensato Martina P e Christian G (che però esagera e arriva fino all'undicesimo numero anziché al decimo).

Le soluzioni esposte fino a qui mi sembrano accettabili ma hanno tutte un difetto, mi pare. Il primo numero della serie è 41 per festeggiare la quarantunesima puntata. Ma perché avrei dovuto mettere proprio il 5 in seconda posizione?

Ecco cosa ne pensa Naomi R: I numeri evidenziati in giallo sono la somma delle cifre del numero arancione precedente mentre i numeri in arancione sono la somma del numero arancione e il numero giallo precedenti. Se voglio scoprire i 2 numeri che si trovano dopo il 56 farò che il numero giallo sarà 11(6+5) e il numero arancione sarà 67 (56+11).

Seguendo questa logica posso proseguire la sequenza:

41  5  46  10  56  11  67  13  80  8 ...

scoprirò così che il decimo numero sarà 8 .

Forniscono la stessa soluzione anche Pietro B e Mirko P.
Anche Sara C individua la sequenza logica ma a un certo punto perde il filo e arriva a un numero finale sbagliato (17 anziché 8).


IL SECONDO

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: la risposta è 41.

Naomi R: Per risolvere questo quesito basta fare:

9/10 di 410 = 369

8/9 di 369 =328

7/8 di 328 =287

6/7 di 287= 246

5/6 di 246 =205

4/5 di 205 =164

3/4 di 164 =123

2/3 di 123 =82

1/2 di 82 =41 (ovvero il risultato)

Seguono questa lunga e faticosa strada anche Giulia DM, Nihad K, Irene T e i gemelli Matilde e Paolo D. 

La risposta è corretta ma non era necessario fare tutta quella fatica. Bastava moltiplicare tra loro le frazioni...

Ecco cosa scrive Edoardo O, ad esempio: Il risultato è 41 perché si moltiplica e si semplifica tutte le volte fino ad avere 1/10 di 410.
Oppure Serena G (di prima!) che scrive:
Il risultato è 41, perchè i dividendi e i divisori si possono eliminare ottenendo la frazione 1/10.

Qualcosa del genere fanno anche Alberto C, Alessia P, Alice D, Christian G, Gaia B, Iman B, Leonardo R, Mattia C, Michael P,  Simone S (un altro primino!) e il solito anonimo timidone.

Stefano P descrive entrambe le  possibilità e - attenzione! - fa un piccolo ma interessante passo in più. E come se non bastassse, mette in evidenza che il numero 41 è proprio ricorrente nella puntata 41 (...strano!). Ecco cosa scrive Stefano: ho scoperto che nella domanda ci sono 9 frazioni ognuna delle quali toglie 41 al numero precedente (410:10=41   41x9=369   369:9=41 41x8=328 e così via). Quindi per trovare il risultato si può anche fare 410-(41x9) = 410-369 = 41.
Se no si può semplificare il denominatore della frazione con il numeratore della successiva e viene 1/10 di 410 che è 41.


Non so che strada abbia seguito Andrea G che risponde con un laconico: il risultato del secondo gioco è 41.
Il risultato senza una spiegazione vale poco poco, quasi niente. Andrea è perdonato solo perché è in prima. :-)

Bene, fino a qui abbiamo usato molte parole, qualche buona idea e pochi simboli matematici.
Vediamo la soluzione migliore che, come spesso accade, è anche la più semplice (una volta che la si è scoperta). Quella che dovrebbe far scattare l'effetto EUREKA!, il momento AHA! Che sarebbe il momento in cui improvvisamente appare chiaro qualcosa che prima sembrava incomprensibile.

E, vi sembrerà strano, ma poche cose sono chiare come il linguaggio matematico. Molto sintetico e, proprio per questo, più chiaro.
L'immagine che ha inviato Sara C, ad esempio, non richiede grandi spiegazioni e mostra con chiarezza il passaggio fondamentale del quesito: calcolare 1/2 di 2/3 significa moltiplicare 1/2 per 2/3. E così via.


Così hanno fatto Edoardo D, Giorgia M, Martina P, Mirko P, Moris N, Nelson R, Nicole M, Pietro B,


IL TERZO

I 5 ponti
Tutti quelli che ci hanno provato hanno scoperto che è piuttosto facile trovare un percorso che attraversi i cinque ponti.
Ecco quelli che mi sono arrivati via mail.

L'elenco di nomi dei solutori dei 5 ponti è: Alice D, Alessia P, Andrea G, Anes K, Christian G, Edoardo O, Gaia B, Giorgia M, Giulia DM, Iman B, Irene T, Leonardo R, Matilde e Paolo D, Mirko G, Mirko P, Nelson R, Pietro B.

Buona l'intenzione anche di Gabriel FDS, il quale però confonde attraversare i ponti con toccare i ponti. Non è lo stesso.
Premio per le risposte più distratte ma esilaranti a Edoardo D e Mattia C (sarà un caso se sono vicini di banco?) i quali non cercano di passare sui ponti. Preferiscono passare sotto.

Menzione d'onore per Simone S (ancora lui, sì) perché non si è limitato a trovare un percorso. Scrive: Ci sono almeno 6 passaggi per i cinque ponti. E fa il disegno di due tra quelli possibili.

I 7 ponti
Tutti quelli che ci hanno provato si sono accorti che coi sette ponti è impossibile trovare una soluzione.

La maggioranza si arrende dopo un po' di tentativi. Possono bastare per tutti le parole di Nicole M: ...dopo uno svariato numero di prove fallite concludo che non ci sia una strada.
Ma se io non trovo una soluzione non posso essere certo che non esista. Posso solo dire che io non la trovo....

Qualcuno abbozza una spiegazione. Un esempio per tutti è Edoardo O: è impossibile passare su ogni ponte perché se si prova a passare su ognuno di essi alla fine si rimane con un ponte che non si può attraversare.

Lo so, trovare una spiegazione migliore era difficile.
Qualcuno tra i terzini ha fatto qualche buon passo, forse perché a loro ho dato qualche mezza dritta in più, forse perché hanno avuto qualche altro aiutino, forse perché hanno saputo sfruttare il magico potere di Google... Chissà!

Ecco cosa scrive Stefano P: la risposta è no perché non c'è modo di attraversare le aree A e B senza doverci ritornare dentro usando il terzo ponte di ogni area per cui si rimane intrappolati.


Leonardo R segue un ragionamento simile (trascrivo le sue frasi aggiustandole un pochino): un luogo da cui parte un numero dispari di strade è per forza l'inizio o la fine di un percorso mentre quelli con un numero pari possono essere solo un punto di passaggio. Nel problema tutte le zone hanno un numero dispari di ponti, quindi dovrebbero essere tutte punti di arrivo o di partenza ma ciò non è possibile.

Pietro B consegna un foglio in cui utilizza una combinazione molto affascinante di italiano sui generis, colori, numeri e schemi. Si tratta chiaramente di un linguaggio di sua personale invenzione che preferisco non riprodurre qui: non vorrei infrangere qualche diritto d'autore :-)
Cerco di riassumere come posso: nell'isola centrale è possibile "entrare, uscire, entrare, uscire e infine entrare" oppure "uscire, entrare, uscire, entrare, uscire". Comunque sia ci resti intrappolato.
Pietro allega anche un disegno in cui le parti di Konigsberg sono ridotte a numeri, il fiume è sparito e i ponti sono diventati segmenti. In altre parole un'astrazione, proprio come avevo suggerito di fare.

Il disegno è molto simile a quello che ha inviato Naomi R. Eccolo (lo ammetto, l'ho modificato un pochino, solo i colori e lo sfondo).
Naomi spiega:
a,b,c,d sono nodi (4 isole che si formano grazie al percorso del fiume), le linee indicano i ponti.
Per risolvere il problema dei sette ponti sono ricorsa alla “teoria di Eulero”.
Questa dice che se ogni nodo ha un numero pari di archi che partono da esso,  il percorso è fattibile mentre se il numero di archi che partono da un nodo è dispari, il percorso è impossibile.
In questo caso il percorso è impossibile perché dai nodi a, c, d partono 3 archi e da b ne partono 5.

E così siamo arrivati dove dovevamo arrivare: Eulero e la topologia (non è lo studio dei topi, no!).
Per saperne di più potrebbe bastare una ricerchina su internet. Ma voglio aiutarvi. Suggerisco un paio di collegamenti al blog della prof Giovanna: potete guardare qui e qui.

E, se siete pigri, vi rendo la vita ancora più facile: guardatevi questo bel video, dura meno di cinque minuti!



A proposito della prof Giovanna e dei suoi ragazzi:  le loro risposte sono pubblicate già da qualche giorno. Consiglio a tutti di andare a leggerle! E, già che siete su matematicamedie, rimaneteci perché a breve è proprio lì che troverete i prossimi giochi matematici! (Grazie alla prof per avermi aspettato :-D)

domenica 23 ottobre 2016

Approfondimenti sui periodici

L'ultima volta avevamo lasciato in sospeso una domanda: perché?
Ecco, adesso tentiamo di dare una risposta. La regola per ottenere la frazione generatrice di un numero periodico funziona perché...


E, già che ci siamo, diamo un'occhiata anche a una situazione particolare: i numeri con periodo 9. Cosa hanno di strano? Guardatevi il filmato e lo saprete!


Questo post è il terzo di una piccola serie. Se non l'avete già fatto, suggerisco di guardarvi anche la prima e la seconda puntata.
C'è altro da dire? Sì, senza dubbio. Ma ne parliamo in classe.

giovedì 24 dicembre 2015

Auguri aurei

Euclide l'avrebbe fatto diversamente, lo so.
Io avevo in mente di seguire per filo e per segno la costruzione secondo gli Elementi ma diventava troppo complesso e non ce l'avrei mai fatta prima di Natale. Quindi ho fatto come potevo, ecco.
In fondo si tratta solo di un piccolo filmato per fare gli AUGURI a (in ordine sparso):
alunni ed ex-alunni;
famiglie degli alunni e degli ex-alunni;
colleghi ed ex-colleghi;
amici ed ex-amici
chiunque passi di qui, anche per sbaglio!


BUONE FESTE!

PS: La fissazione di spiegare tutto è una specie di deformazione professionale. Allora, se qualche alunno non avesse afferrato bene il perché e il percome del filmato, consiglio di dare un'occhiata qui e qui.

giovedì 20 novembre 2014

Filmati spaziali

Oggi in terza B abbiamo visto un vecchio filmato della Coronet sui movimenti della Terra. Lo metto anche qui che non si sa mai.



Qualche tempo fa avevamo visto anche una parte di un altro filmato, sul Big Bang. Ora, qualcuno della prima fila mi fa una testa così perché vuole ad ogni costo vedere il filmato per intero. E io lo accontento :-)



giovedì 2 febbraio 2012

Continenti alla deriva

Alfred Wegener. Foto originale, qui
Una cosa si può dire di Alfred Lothar Wegener: non ebbe una vita noiosa.

Laureato in fisica, con un dottorato in astronomia, si dedicò soprattutto alla meteorologia; stabilì il primato mondiale di volo con pallone aerostatico (52 ore consecutive di volo), fece tre spedizioni di studio in Groenlandia, la seconda fu la più lunga traversata a piedi della calotta polare, la terza fu quella in cui Wegener morì. Venne poi sepolto in mezzo ai ghiacci.

Tra una spedizione e l’altra, aveva formulato un’importante teoria. Proprio quest'anno ne possiamo festeggiare il centenario. Fu il 6 gennaio 1912, allo Senckenberg Museum di Francoforte, che Wegener presentò per la prima volta la sua teoria della "deriva dei continenti". L’idea era che i continenti si spostassero e che milioni di anni fa fossero tutti riuniti in un unico grande blocco (la Pangea).

Wegener portò una serie di prove indiziarie a sostegno della teoria, ma la comunità scientifica non la accettò: mancava una spiegazione convincente del meccanismo che causava lo spostamento dei continenti. Le prove sarebbero arrivate una cinquantina d’anni più tardi, quando le esplorazioni dei fondali oceanici portarono a nuove scoperte e, infine, alla teoria della tettonica a zolle.

Ora, ci sono due motivi per cui mi metto a riassumere tutto ciò. Il primo è che ne stiamo parlando proprio in questi giorni in terza B (se non siete della terza B, la cosa potrebbe non interessarvi granché, in effetti). Il secondo è che oggi ne sappiamo ancora di più: l’inizio di tutto fu causato da Scrat, lo scoiattolo del film “L’era glaciale”. Ecco le prove. 




Dopo questa rivelazione, torniamo alla terza B e a Wegener: martedì scorso avremmo dovuto vedere in classe un filmato sulla vita dello scienziato e sulla sua teoria. Non ci siamo riusciti ma chi volesse può guardarsene una parte significativa in questi due filmati.




domenica 22 gennaio 2012

Il cielo che non vediamo

Se accompagnate un gruppone di cinquanta e passa terzini — intesi come alunni di terza media — in visita a un planetario, tornerete a casa con diverse sensazioni.

Ieri, con la terza A e la mia terza B, siamo andati al planetario di Milano; questo è quel che ho portato a casa:

  • un vago mal di testa, non so se per via della nausea da pullman o per colpa dei cori da stadio di quelli seduti in fondo;
  • la certezza che l'uscita sia servita a qualcosa. Perché, si sa, ripetere aiuta, specie se a ripetere non è l’insegnante ma qualcun altro. E buona parte della lezione al planetario sembrava la replica di alcune delle nostre lezioni in classe. Certo, spiegate meglio, con un lessico più controllato del mio, con una voce più impostata alla Alberto Angela e, soprattutto, con la possibilità di vedere ciò di cui si parla;
  • il ricordo di un piccolo tuffo al cuore quando ci hanno mostrato il cielo notturno non come lo vediamo di solito ma come sarebbe senza inquinamento luminoso. Spero l'abbiano provato anche i terzini. Io confesso di aver sentito anche un’ombra di tristezza al pensiero dello spettacolo che ci perdiamo ogni notte.

Ecco, siccome il momento più importante mi è sembrato proprio quel piccolo tuffo al cuore, voglio rincarare la dose.

Intanto invito a allontanarsi, qualche volta, da questo bel mondo di lampioni, insegne luminose e schermi a 40 pollici: magari andare in montagna — magari in qualche valle non impestata da troppi impianti di risalita — lasciarsi sorprendere dalla notte e alzare gli occhi al cielo.


Si potrebbe anche fare una capatina nel mezzo di qualche deserto, ma sembra meno facile.


Se siete di quelli che non si accontentano, potreste mettere insieme le due cose: andaresu una montagna in un deserto. Sul CerroParanal, nel deserto di Atacama in Cile, ad esempio.

Non è un caso se proprio da quelle parti l’ESO ha costruito alcuni degli osservatori astronomici più all’avanguardia. Sul Cerro Paranal, a 2600 metri di quota, si trova, per esempio, il VLT (Very Large Telescope, che tradotto sarebbe Telescopio Molto Grande, quindi meglio non tradurre).

Ecco qui un paio di foto e un filmatino, tanto per rendere l’idea dello spettacolo di cui si può godere laggiù. A occhio nudo, s’intende.

Panorama a 360° del cielo notturno sul Cerro Paranal (qui l'originale)
Il 22 dicembre la cometa Lovejoy è visibile all'orizzonte, in primo piano il VLT. Foto di Gabe Branner (qui l'originale)

Ancora la cometa Lovejoy in un breve filmato di Gabe Branner

Per finire va detto che, nonostante l'inquinamento luminoso, qualcosa si può vedere anche dalle nostre parti. Ad esempio, se qualcuno volesse tentare di riconoscere alcune delle costellazioni visbili in questo periodo nei nostri cieli (diciamo il nord Italia, più o meno), potrebbero tornare utili delle mappe del cielo. Proprio il planetario di Milano ne mette a disposizione una semplice da provare. La trovate qui.

martedì 22 novembre 2011

Dal tramonto all'alba

I documentari naturalistici mostrano sempre leoni a caccia nella savana, oppure orsi polari nell'immenso bianco del polo, oppure aquile testa bianca che pescano salmoni nel grande nord americano, cose così. Bellissimi animali, bellissime riprese.
Ma non è necessario andare in africa o al polo per trovare animali affascinanti. Ce ne sono anche nei boschi dietro casa, o poco più in là. Lo dimostra questo filmato, girato il 31 ottobre scorso a Grazzano Visconti, provincia di Piacenza. Non dall'altra parte del mondo, non in una foresta sterminata.
Troppo spesso si pensa che "la Natura" sia lontana, qualcosa di esotico, da un'altra parte. Poi, dietro casa, sparisce un bosco, o un prato, e al suo posto compare uno stradone, un centro commerciale. E si finisce per pensare che in fondo era solo un boschetto, solo un prato. Invece lo stradone è molto utile. E il centro commerciale è aperto anche la domenica, vuoi mettere?



martedì 11 ottobre 2011

Un bel respiro

In vista della prima verifica dell'anno, oggi in seconda B abbiamo ripassato l'apparato respiratorio. Ci siamo aiutati con alcuni spezzoni di vecchi documentari. Vecchi ma, tutto sommato, ancora validi. E anche divertenti, considerato che gli effetti speciali, creati venti e più anni fa, fanno sorridere.

Si comincia con un breve documentario della Coronet (casa di produzione americana di cui ho già parlato qui) del 1968 (più vecchio di me!).


La seconda parte si può vedere qui.
Poi non può mancare Piero Angela (da "La macchina meravigliosa" del 1990).



Per vedere la seconda parte clicca qui.

Per finire ancora Piero Angela.


Anche in questo caso c'è una seconda parte.

giovedì 30 dicembre 2010

Cosa fanno gli insegnanti (un augurio per l'anno che verrà)

Fine anno. Tempo di buoni propositi e di auguri per l'anno che sta per arrivare.
Allora auguro a tutti di trovare sulla propria strada degli insegnanti che sanno quello che fanno. Ma soprattutto che credono in quello che fanno. Non è così facile ma non è impossibile.
Con un po' di fortuna potrebbe trattarsi persino di uno come Taylor Mali (ha anche un bel sito ufficiale). Uno che scrive una poesia come quella del video, sa quello che fa, e ci crede.
A proposito: il video originale lo potete trovare qui. Io ho sovrapposto i sottotitoli in italiano (traduzione fatta in casa).


Il testo originale della poesia si trova qui (il testo scritto è leggeremente diverso da quello recitato nel video). Di seguito, invece, si trova la mia approssimativa traduzione.

Cosa fanno gli insegnanti ovvero
obiezione respinta ovvero
Se ti va male puoi sempre studiare giurisprudenza

Dice che il problema con gli insegnanti è “Cosa può imparare un ragazzo
da uno che ha deciso che la scelta migliore nella sua vita era diventare un insegnante?”
Ricorda agli altri ospiti che è vero quello che si dice degli insegnanti :
Quelli che sanno fare, fanno ; quelli che non sanno fare, insegnano.

Decido di mordere la mia lingua invece della sua
e resisto alla tentazione di ricordare agli altri ospiti
che è vero anche quello che si dice degli avvocati.

Perché stiamo mangiando, dopotutto, e questa è una conversazione garbata.

“Voglio dire, sei un insegnante, Taylor, dai,
sii onesto. Cosa produci?”

E vorrei che non lo avesse fatto
(chiedermi di essere onesto)
perché, vedete, ho una regolina
sull'onestà e sui calci in culo :
se lo chiedi, te lo devo dare.

Vuoi sapere quello che faccio?

Faccio lavorare i ragazzi più duro
di quanto avrebbero mai pensato di poter fare
Posso fare che un 4 e mezzo sembri una medaglia d'oro al valore civile
E posso fare che un 9 e mezzo sembri uno schiaffo in faccia:
Come osi farmi sprecare il mio tempo con qualcosa meno del tuo meglio.

Faccio che i ragazzi stiano seduti per 40 minuti di studio
In assoluto silenzio. No, non potete lavorare in gruppo.
No, non puoi fare una domanda.
Perché non ti faccio andare a bere?
Perché non hai sete, sei annoiato, ecco perché.

Faccio i genitori tremare di paura quando chiamo a casa:
Spero di non aver chiamato in un momento sbagliato,
volevo solo parlarle di qualcosa che Billy ha detto oggi in classe

Ha detto : “Lascia in pace quel ragazzo. Io piango ancora, qualche volta, tu no?”
Ed e' stato il più nobile atto di coraggio che io abbia mai visto.

Faccio che i genitori vedano i propri figli per quello che sono
E per quello che possono essere.

Vuoi sapere quello che faccio ?

Faccio che i ragazzi si pongano domande,
che facciano domande.
Li faccio criticare.
Faccio che si scusino e che siano sinceri.
Li faccio scrivere, scrivere, scrivere.
E poi li faccio leggere.
Li faccio compitare: assolutamente bellissimo,
assolutamente bellissimo, assolutamente bellissimo
ancora e ancora a ancora, finché non sbaglieranno mai più
nessuna di quelle parole.

Li faccio mostrare tutto il loro lavoro in matematica.
e che lo nascondano nella bella copia.
Faccio loro capire che se hai questo (cervello)
allora segui questo (cuore) e se qualcuno prova a giudicarti
per quello che produci, gli mostri questo (il dito).

Lascia che te lo spieghi, così che tu sappia che quello che dico è vero:
io faccio una dannata differenza! E tu ?

sabato 6 novembre 2010

Oggi pesce

D'accordo: forse è un po' troppo retorico, forse è un po' inverosimile e nessun insegnante può essere davvero così. Può darsi ma a me il prof Keating è sempre piaciuto. E siccome oggi mi sento un po' retorico (sarà l'autunno), butto lì questo spezzone del film L'attimo fuggente.
...avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale?



PS: no, carpe diem non si traduce "oggi pesce", no.

martedì 19 ottobre 2010

L'autostrada invisibile


Gli uomini sanno volare?
Questione di punti di vista, direi. Non ho mai visto una persona spiccare il volo come può fare un passero o un pipistrello, per dire. Ma gli uomini sanno volare nel senso che hanno saputo costruirsi degli strumenti per sollevarsi da terra. Giusto?

Allora i ragni sanno volare, proprio come gli uomini.

Sì, quegli esserucoli con otto zampe e quattro paia di occhi. Quelli che schiacciamo appena li scopriamo in un angolo della nostra casa. Non hanno le ali ma hanno inventato la mongolfiera (d'accordo, i fratelli Montgolfier hanno poi apportato alcune modifiche non da poco).

Non è una novità. Darwin, durante il suo lungo viaggio sulla nave Beagle ne incontrò parecchi. Nel suo libro Viaggio di un naturalista intorno al mondo, scriveva: "Un giorno, a Santa Fé, [...] un ragno lungo sette millimetri [...] mentre era sulla cima di un palo, emise quattro o cinque fili dalle sue filiere. Questi luccicavano al sole e parevano raggi di luce divergenti; non erano però dritti, ma ondulati come un velo di seta mosso dal vento. erano più lunghi di un metro e divergevano verso l'alto, a partire dalle filiere. Il ragno lasciò improvvisamente il palo e fu portato in breve fuori di vista”.

Il ragno volava, si era costruito una “mongolfiera” con la propria ragnatela!
Non che Charles Darwin fosse il primo a osservare il fenomeno, i viaggi aerei dei ragni erano già ben noti. E non solo per i ragni. Scrive ancora Darwin: “ Vi sono molte relazioni su insetti trasportati dal vento al largo della Patagonia. […] L’esempio più notevole che conosco di un insetto catturato lontano dalla costa, è quello di una grossa cavalletta (Acrydium) che volò a bordo quando il Beagle era sopravvento delle Isole del Capo Verde e quando la terra più vicina […] era il Capo Bianco sulla costa dell’Africa, distante 370 miglia”.

Darwin si imbarcò sul Beagle nel 1831, quando aveva ventidue anni, e tornò in Inghilterra cinque anni più tardi, dopo aver toccato le coste del Sud America, dell’Oceania, dell’Africa e di nuovo del Sud America.
In quei cinque anni Darwin fece osservazioni di geologia, raccolse innumerevoli campioni di animali e piante, anche fossili – molti dei quali sconosciuti – entrò in contatto con popolazioni indigene. Sfido chiunque a non essere affascinato da una così grande, meravigliosa, romantica avventura umana e scientifica! Io ammetto di essere anche un bel po’ invidioso.

Ma sto divagando: torniamo agli insetti e ai ragni volanti.

Siamo nel 1926, è passato quasi un secolo dal viaggio del Beagle. Nel frattempo gli entomologi hanno cercato in vari modi di scoprire qualcosa in più su tutti questi animaletti che si fanno trasportare dal vento: si sono arrampicati su piloni, hanno rotto le scatole a guardiani di fari e scalatori di montagne, hanno provato a catturare insetti ad alte quote usando palloni e aquiloni. Non sono riusciti a scoprire un granché. Ma il 10 agosto del 1926, da una pista in Louisiana, negli Stati Uniti, decolla il primo aeroplano dotato di trappole per catturare insetti a scopo di studio. Vola per dieci minuti e riesce a catturare qualche farfalla e alcune vespe. Non molto ma, da quella prima volta, migliaia di altri voli hanno permesso di catturare decine di migliaia di insetti e ragni, di 700 specie diverse, ad altezze impressionanti: fino a oltre 5000 metri di quota.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere questo filmato, realizzato dalla NPR. Io ci ho aggiunto i sottotitoli in italiano. Mi sono preso alcune libertà nella traduzione ma mi pare che, tutto sommato, funzioni.
PS: ho trovato le notizie sui voli del 1926 in Insectopedia, un libro interessante che mescola storia, scienza, antropologia, filosofia, cultura popolare, tutto incentrato sugli insetti. Purtroppo è solo in inglese.

Chi invece fosse interessato al viaggio di Charles Darwin, a questa pagina può scaricare gratis una versione del libro, in vari formati, sotto il titolo di Diario di un naturalista giramondo. Si tratta della traduzione ottocentesca di Michele Lessona, il quale ebbe il merito di tradurre parecchie opere di Darwin e di divulgarne il pensiero in Italia.

sabato 14 agosto 2010

Hydrocarbon Man



Non è che mi faccia un gran piacere pubblicizzare una compagnia petrolifera. Il fatto è che questo filmato è sì una pubblicità, ma non fa altro che sottolineare quanto siamo dipendenti dal petrolio. Quindi quanto dovremmo sforzarci di diminuire questa dipendenza.

mercoledì 11 agosto 2010

Polvere di stelle

La pigrizia è una brutta bestia: apro il blog e vedo che l'ultimo post risale a più di un mese fa. Nel frattempo avrò abbozzato decine di post ma, si sa, scrivere è fatica. Così non ne ho finito neanche uno.

La pigrizia è una brutta bestia: ieri mattina ho iniziato questo post con l'idea di pubblicarlo entro sera, appena in tempo per la notte di S. Lorenzo, notte delle stelle cadenti. Oggi è l'undici, quindi la notte fatidica è passata: dovrei rimandare il post all'anno prossimo. Invece ho deciso di scriverlo lo stesso, approfittando del fatto che la notte in cui si potranno vedere più stelle cadenti, quest'anno, è quella tra il 12 e il 13, quindi sono ancora in tempo.

Tanto per cominciare non sono stelle

Qualcuno (me compreso) si sarà chiesto: "Cosa succede se una stella cadente va a sbattere contro la Terra?" oppure: "Se fisso con attenzione una stella, magari cadrà proprio quella", o ancora: "Ma se tutti gli anni cadono un po' di stelle, tra un po' non ce ne saranno più". Il fatto è che le "stelle cadenti" non sono stelle, sono pezzi di cometa.

E qui bisogna spiegare: una "stella" cometa non è una stella, è un ammasso di polveri e ghiaccio che gira per il sistema solare. Quando la cometa, nella sua orbita, si avvicina al sole, il ghiaccio si scioglie e le polveri si liberano, formando la famosa coda. Per la verità due code: una azzurrina, formata dal ghiaccio sublimato in gas, e una bianca, formata dai granelli di polvere (vedi foto).

I frammenti di polvere si chiamano meteoroidi e sono piccoli, in genere delle dimensioni di un granello di sabbia (possono essere anche più grossi ma vabbé).

Da granello di polvere a "stella cadente"

Un meteoroide che attraversa l'atmosfera terrestre viaggia decisamente oltre i limiti di velocità: rispetto alla Terra la sua velocità può variare da una dozzina a oltre 70 Km/s ("al secondo", non "all'ora"!). L'aria davanti al meteoroide viene compressa e si surriscalda, di conseguenza anche il meteoroide si scalda e comincia a evaporare. I gas che si formano vanno a sbattere contro le molecole di gas dell'atmosfera. Queste si eccitano e tutta questa eccitazione genera luminosità, una scia luminosa. La chiamiamo meteora o stella cadente. Se un meteoroide arriva fino alla superficie terrestre viene detto meteorite.

In giro per il sistema solare ci sono meteoroidi dispersi, figli di non si sa quale cometa, e invece sciami più densi di meteoroidi. Le stelle cadenti si possono vedere tutto l'anno, 5-10 ogni ora: sono le meteore sporadiche. Quando però l'orbita della Terra incrocia quella di una cometa (perciò uno sciame denso di meteoroidi) si possono vedere molte più meteore (quindi esprimere un bel po' di desideri in più!).

Non solo d'agosto

La Terra attraversa diversi sciami di meteorodi ogni anno. I più importanti sono quattro: le Perseidi (metà agosto), le Leonidi (metà novembre), le Geminidi (metà dicembre) e le Quadrantidi (inizio gennaio).

I nomi strambi derivano dalla posizione del radiante da cui provengono (vedi foto). Mi spiego: agli occhi di noi piccoli osservatori terrestri, le meteore di uno sciame sembrano arrivare tutte da uno stesso punto del cielo, chiamato radiante. I radianti si trovano all'interno di costellazioni che danno così il nome agli sciami. Per capirci: il radiante delle Leonidi è nella costellazione del Leone.

Lacrime di S. Lorenzo

Lo sciame più famoso è quello delle Perseidi, che ha il radiante nella costellazione di Perseo. Si tratta dello sciame figlio della cometa Swift-Tuttle. Un tempo il massimo di visibilità cadeva nella notte del 10 agosto, S. Lorenzo. Ora: Lorenzo era un martire cristiano, bruciato vivo, e secondo una leggenda popolare le stelle cadenti sono le lacrime infuocate del santo. Nel frattempo però, l'asse di rotazione terrestre ha cambiato inclinazione (questo effetto si chiama precessione degli equinozi) e la notte di S. Lorenzo non è più nella notte di S. Lorenzo. Cioé: il massimo di attività si ha verso il 12-13 agosto. Quest'anno, in particolare, nella notte tra il 12 e il 13 non ci sarà la luna a disturbare con la sua luce riflessa, quindi dovrebbe esserci un bello spettacolo. Speriamo solo che non sia nuvoloso.

Per finire una curiosità e un filmatino di un paio di minuti.

La curiosità: il fatto che gli sciami meteorici sono residui di comete venne ipotizzato per la prima volta da un italiano, Giovanni Schiaparelli, il quale osservò tra l'altro che l'orbita dello sciame meteorico delle Leonidi coincideva con quella della cometa Tempel-Tuttle.

Il filmato: realizzato per il progetto The Virtual Telescope, spiega tra l'altro come vedere al meglio le Perseidi. Buone osservazioni e buoni desideri.