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venerdì 23 dicembre 2016

(Ec)citazione: Scarta con cura il pacco dei giorni


Da piccolo a Natale aspettavo un regalo
Un pacco dorato, sotto l’abete luminoso
Quando aprii il pacco, non era quello atteso
Lo tirai contro il muro piangente, iroso.

Quanti regali ho rotto, ho respinto
Nella mia vita, dopo quel giorno?
Ora di questi ho rimpianto
Accettare i doni è difficile
Perché sempre ne aspettiamo uno soltanto.

Impara a amare ciò che desideri
Ma anche ciò che gli assomiglia
Sii esigente e sii paziente
E’ Natale ogni mattino che vivi
Scarta con cura il pacco dei giorni
Ringrazia, ricambia, sorridi.

Stefano Benni, Di tutte le ricchezze

lunedì 26 settembre 2016

Franco Loi, “Cume me pias el mund!”


Una cattiva abitudine, ripetuta abbastanza a lungo, diventa una tradizione. E le tradizioni vanno rispettate.

Su questo blog si è ormai affermata la consuetudine di rispettare sempre gli appuntamenti… ma con adeguato ritardo! Direi che stavolta la tradizione è fin troppo rispettata, dal momento che questo è il post di apertura dell’anno scolastico – il quale ha già avuto la fretta di iniziare un paio di settimane fa. (Sì sì, è proprio così, chi l’avrebbe mai detto, eh?)

Ora, non tutte le tradizioni nascono da cattive abitudini, alcune derivano da scelte consapevoli. È il caso, ad esempio, dell’usanza di iniziare l’anno scolastico con una poesia.

In origine pensavo di scegliere poesie che avessero in qualche modo a che fare con la matematica o le scienze, magari alla lontana (vedi ad esempio qui e un pochino anche qui).
Poi però mi sono ricordato che l’intenzione iniziale di questo blog era sì fare didattica ma più in generale fornire spunti interessanti, stimolare qualche curiosità, alimentare la passione per la bellezza del mondo.
Ecco, tra le cose belle ci sono (che ci crediate o meno) le scienze e la matematica. Ma non solo!

Insomma, se è vero che c'è un tesoro in ogni dove (e SO che è vero), darsi dei confini nella ricerca sarebbe uno spreco.

Allora, prima di esagerare con gli sproloqui, butto sul piatto la poesia che ho scelto.
Stavolta più che mai non ha bisogno di spiegazioni, mi pare. D'accordo, Franco Loi scrive in dialetto milanese ma la traduzione che trovate sotto mi pare chiara chiarissima.

A voi non resta che leggerla, magari chiudere gli occhi e vedere le immagini. (L'ideale sarebbe forse leggerla ad occhi chiusi, ma io non ci sono mai riuscito.)
A me non resta che augurare a tutti un buon anno scolastico!

Franco Loi (fonte immagine)

Cume me pias el mund! L’aria, el so fiâ!
j àrbur, l’èrba, el sû, quj câ, i bèj strâd,
la lüna che se sfalsa, l’èrga tra i câ,
me pias el sals del mar, i matt cinâd,
i càlis tra i amís, i abièss nel vent,
e tücc i ròbb de Diu, anca i munâd,
i spall che van de pressia cuj öcc bass,
la dònna che te svisa i sentiment:
l’è lí el mund, e par squasi spettàss
che tí te ‘l vàrdet, te ghe dét atrâ,
che lü ‘l gh’è sempre, ma facil smemuriàss.
tràss föra ind i pernser, vèss durmentâ…
Ma quan’ che riva l’umbra de la sera,
‘me che te ciama el mund! cume slargâ
te vègn adòss quèl ciel ne la sua vera
belessa sena feng nel so pensàss,
e alura del tò pien te càmbiet cera.


Come mi piace il mondo! l’aria, il suo fiato!
gli alberi, l’erba, il sole, quelle case, le belle strade,
mi piace il salso del mare, le matte stupidate,
i calici tra gli amici, gli alberi nel vento,
e tutte le cose di Dio, anche le piccolezze,
e i tram che passano, i vetri che risplendono,
le spalle che vanno di fretta a occhi bassi,
la donna che ti turba i sentimenti:
è lí il mondo, che sembra aspettarsi
che tu lo guardi, che gli dai retta,
poiché lui c’è sempre, ma è facile dimenticarlo,
distrarsi nei pensieri, essere addormentati…
Ma quando arriva l’ombra della sera,
come ti chiama il mondo! come si allarga
e ti viene addosso quel cielo nella sua vera
bellezza senza finzioni nel suo riflettersi,
e allora per la tua pienezza cambi colore.

Franco Loi, da Isman, Einaudi 2002 

domenica 11 ottobre 2015

Il coltissimo astronomo

Prima o poi arriva il momento, anche per i più pigri, di darsi da fare.
Dato che tra pochi giorni sarà passato un mese dall’inizio della scuola, pare proprio che quel momento sia arrivato anche per me. È proprio ora di riprendere le trasmissioni.

Da qualche anno, qui a Un tesoro in ogni dove, l’anno scolastico inizia con una poesia. Così ho cominciato a pensare a quali versi usare questa volta. E mi è tornata in mente una pagina che anni fa avevo trovato in rete. La pagina è questa.
È la versione a fumetti di When I heard the learn'd astronomer, poesia tratta da Leaves of grass del Capitano della poesia americana, Walt Whitman.
Ne avevo abbozzata allora una traduzione casalinga che ho pensato di riesumare per l’occasione:

Quando ho ascoltato il coltissimo astronomo;
Quando prove e figure sono state messe in colonne davanti a me;
Quando ho visto grafici e diagrammi, per sommarli, dividerli e misurarli;
Quando, seduto nell’aula, ho sentito l’astronomo tenere la sua lezione tra grandi applausi,
Quanto presto, inspiegabilmente, mi sono fatto stanco e nauseato;
Finché, alzatomi e scivolato fuori, ho vagabondato per conto mio,
Nell’aria umida e magica della notte e, di tanto in tanto,
Ho alzato gli occhi alle stelle in perfetto silenzio.
 

La versione originale:

When I heard the learn'd astronomer;
When the proofs, the figures, were ranged in columns before me;
When I was shown the charts and the diagrams, to add, divide, and measure them;
When I, sitting, heard the astronomer, where he lectured with much applause in the lecture-room,
How soon, unaccountable, I became tired and sick;
Till rising and gliding out, I wander'd off by myself,
In the mystical moist night-air, and from time to time,
Look'd up in perfect silence at the stars.
Immagine tratta da Zen Pencils

Nel frattempo ho scoperto che due blogger italiani, Dropsea e Popinga, ne hanno dato loro versioni, che suggerisco di andare a guardare.
Come al solito non vorrei aggiungere troppi commenti. Preferisco lasciare che la poesia faccia da sola il suo lavoro.
Mi permetto una sola piccola annotazione personale. I versi di Whitman sono un ammonimento che cerco di tenere presente: divulgare (…o insegnare!) la scienza è una questione delicata, bisogna fare attenzione a non rovinarne la meraviglia. Perché la scienza parte proprio dallo stupore e dalla meraviglia.
Bene, prima di lasciarmi andare a sproloqui, chiudo e lascio la parola a Richard Feynman, uno che sulla scienza, sulla meraviglia e sulla bellezza ha qualcosa da dire.




giovedì 11 settembre 2014

Per ricominciare


Stamattina la scuola è tornata a riempirsi di voci e volti e saluti. Sempre gli stessi, sempre nuovi. Un vocio quasi timido, quasi delicato.
“È ora di ricominciare”, dicevano quei visi e quei sorrisi. La piccola emozione di un nuovo inizio, uno dei veri privilegi di cui può godere un insegnante.
Dicevano anche, quei visi e quei sorrisi: “Davide, guardati, hai un anno in più. Noi abbiamo sempre la stessa età. Forse è bene che tu cominci a pensarci su”.
Ma oggi preferisco concentrarmi sull'idea di nuovo inizio. Si ricomincia, questo è il punto, ed è ora di riprendere le attività anche qui sul blog.

Come è ormai tradizione, voglio iniziare l’anno scolastico con una poesia.
D’accordo, forse il termine tradizione è un po’ eccessivo. Ma già una volta una poesia aveva segnato un nuovo inizio, su questo blog. Non sarà proprio una tradizione ma, insomma, siamo sulla buona strada.

Stavolta ho deciso di scegliere unopera di Gary Snyder, autore americano al quale sono affezionato. Non è detto che siano versifacili e non è detto che sia chiaro il collegamento con la scuola e linizio di un nuovo anno scolastico. Eppure io lo vedo distintamente. Ho rimuginato un po sullopportunità di tentare un commento, una qualche interpretazione. Alla fine ho deciso che è meglio di no, meglio lasciare che i versi facciano da soli il loro lavoro.

Ecco la poesia, dunque. Vuole essere un augurio per lanno scolastico ma, naturalmente, inevitabilmente, è anche molto di più.



Gary Snyder (fonte dell’immagine)

For The Children 

The rising hills, the slopes,
of statistics
lie before us.
the steep climb
of everything, going up,
up, as we all
go down.

In the next century
or the one beyond that,
they say,
are valleys, pastures,
we can meet there in peace
if we make it.

To climb these coming crests
one word to you, to
you and your children:

stay together
learn the flowers
go light


Per i bambini

Le colline in salita, i pendii,
dei dati statistici
sono davanti a noi.
la ripida ascesa
di ogni cosa, va su,
sempre più su, mentre tutti noi
andiamo giù.

Nel prossimo secolo
o in quello dopo ancora,
dicono,
ci saranno vallate, pascoli,
dove potremo incontrarci, in pace,
se ce la facciamo.

Per scalare queste future creste
due parole a voi, a
voi e ai vostri bambini:

restate uniti
studiate i fiori
viaggiate leggeri 


Gary Snyder
Da L’isola della tartaruga (Turtle Island), 1974
Traduzione di Chiara D’Ottavi